Anonymous, il gruppo di attivisti-hacker e paladini della libera espressione in Rete, ha attaccato il sito del governo italiano, come confermato dalla Polizia delle Comunicazioni, attraverso un Ddos (una negazione di servizio che viene attuata intasando un sito di contatti fino a bloccarlo), rendendo il sito di Palazzo Chigi malfunzionante per alcune ore. L’attacco, come rivendicato dal gruppo di hacker, è stato deciso il 30 gennaio scorso, poiché: “la situazione politica ed economica in Italia è diventata insostenibile. Il governo italiano ha fatto della censura al web una priorità, allo stesso modo intende ridurre il sistema giudiziario in uno strumento di corruzione e inoltre è coinvolto con la prostituzione, anche minorile. Il giro di vite sulla libera circolazione delle informazioni e altri abusi, come quelli ambientali, sono stati perpetrati negli anni dall’intera classe politica e gli italiani hanno visto un progressivo e consolidato deterioramento dei loro fondamentali diritti umani e della propria dignità”.
In questi stessi giorni il gruppo di attivisti online ha rivendicato l’attacco informatico al sito del presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh e preannunciato un’offensiva in Egitto, contro l’off-line imposto per alcuni giorni dal presidente Mubarak ai suoi connazionali. La libertà di espressione sulla rete è una , se non la principale, delle motivazioni che spingono all’azione Anonymous. Il gruppo affermatosi nel 2008 non è associabile, come è ovvio, a una sola entità online, ma sono parecchi i siti che intrattengono un’amicizia particolare con Anonymous come 4chan, Futaba, Encyclopaedia Dramatica, una parodia molto politically uncorrect di Wikipedia e numerosi blog. Gli adepti (che quando manifestano in pubblico indossano la maschera di Guy Fawkes, il cospiratore britannico che nel 1605 cercò di far saltare in aria il Parlamento inglese, resa celebre dal film del 2005 V for vendetta) si muovono su imageboard multipli e forum (un’imageboard è un tipo di sito internet basato sulla pubblicazione di immagini da parte dei propri utenti) e spesso agiscono dichiarando di lavorare per eBaum’s World, il sito che più detestano (lo accusano di utilizzare materiale scippato ad altri siti). Tra le azioni che maggiormente hanno influito sulla diffusione del nome di Anonymous vale la pena ricordare il caso di Richard Forcand, giornalista pedofilo canadese, arrestato per molestie a un bambino nel dicembre 2007 dalla polizia, ma, ancora prima, cyber-vigilato dagli Anonymous. Mentre nel 2008 il bersaglio fu Scientology (aveva preteso che venisse rimossa da YouTube una video-intervista del loro adepto Tom Cruise) i cui siti vennero bombardati di contatti, email e fax fino al blocco totale. E’ storia recente il supporto attivo a WikiLeaks con le operazioni LeakSpin (con l’intento di spulciare i dati forniti dal gruppo di Julian Assange e mettere in circolazione i leaks trascurati in precedenza e potenzialmente importanti) e PayBack a seguito della quale sono stati “puniti”, tra gli altri, i siti di Amazon, PayPal, MasterCard, Visa e del gruppo svizzero PostFinance, per avere interrotto il supporto logistico al sito di Assange. Nelle ultime ore, come rivela il Guardian, gli Anonymous hanno preso di mira la HBGary, una società che si occupa di sicurezza delle informazioni, il cui chief executive, Aaron Barr, aveva dichiarato di essere riuscito a penetrare nel gruppo di hacker e scoprirne alcuni dei personaggi cardine. Il suo account Twitter è stato violato e da lì sono partiti una serie di cinguettii che hanno svelato, tra le altre cose, il suo numero della sicurezza sociale, l’indirizzo e il numero di cellulare. Anonymous ha rivendicato di avere il pieno controllo di tutti i dati relativi ai dipendenti dell’azienda americana e ha piazzato sulla pagina principale della HBGary il messaggio: “voi non siete nulla rispetto ad Anonymous. Sapete poco o nulla di sicurezza. La vostra azienda prospera facendo pagare prezzi assurdi per cose semplici come l’Nmap (uno strumento per la network exploration e l’auditing). Voi non meritate la definizione di esperti di sicurezza”. Barr aveva dichiarato al Financial Times di avere identificato uno dei fondatori di Anonymous, residente negli Usa, e vari altri importanti membri dell’organizzazione in Inghilterra, Germania, Olanda, Italia e Australia. Il capo di HBGary ha sostenuto di avere raccolto gli indizi sull’identità degli Anonymous attraverso Facebook, le email e le chat. L’attacco sarebbe stato motivato inoltre dalle voci su un incontro tra Barr e non meglio precisate autorità del governo americano che si dovrebbe svolgere questa mattina, nel corso del quale, sostengono gli Anonymous, si parlerà dei dati in possesso di Barr e di un loro eventuale utilizzo da parte dell’Fbi.