Abbandonato da tempo il giovanile pseudonimo di Cougar, Mellencamp dà alle stampe un inatteso disco con sonorità che sembrano pescare a piene mani nelle radici dello sterminato songbook tradizionale americano con un occhio di riguardo a Bob Dylan (con il quale, guarda caso, John ha portato avanti un lungo tour estivo in compagnia anche di Willie Nelson). Ma ciò che permea queste registrazioni è il desiderio di tornare indietro nella musica (e con la fantasia, nel tempo) a cominciare dal metodo adottato per incidere: T-Bone Burnette, produttore, chitarrista e amico di Mellencamp, ha registrato le canzoni di No Better Than This (al dodicesimo posto tra i trenta dischi dell’anno secondo Rolling Stone) con un registratore portatile Ampex del 1955 e i musicisti tutti riuniti attorno a un microfono. Ma ancora più fondamentali sono state le tre location scelte per registrare l’album. La stanza 414 dello Sheraton Gunter Hotel di San Antonio (Texas) dove Robert Johnson incise, nel novembre del 1936, pietre miliari come Sweet Home Chicago e Crossroads. La First African Baptist Church di Savannah (Georgia), fondata nel 1773 e nota per essere la prima congregazione battista nera degli Usa. E infine i Sun Studios di Memphis (Tennessee), “dove tutto era esattamente come quando lì registravano Elvis Presley e Johnny Cash – ha raccontato T-Bone Burnette – C’erano delle grosse x tracciate sul pavimento con il nastro isolante che corrispondevano ai punti dove dovevano stare i vari strumenti, li aveva decisi Sam Philips (storico boss discografico che ha prodotto tutti i grandi nomi del primo rock’n roll)”. Tutto quanto raccontato fin qui basterebbe a rendere curiosi del nuovo lavoro di John Mellencamp ma chi si avvicinerà a No Better Than This rimarrà affascinato dalla sfilza di canzoni senza tempo che il buon John è riuscito a mettere in fila. Apre le danze, con il suo incedere malinconico, Save Some Time To Dream (eseguita in anteprima il 17 maggio 2009 nel corso di una raccolta fondi a sostegno di Barack Obama) dedicata “alla libertà individuale e di pensiero e al controllo che abbiamo sulle nostre vite”. La traccia numero tre si intitola Right Behind Me ed è uno scarno blues acustico arricchito da un suadente violino, si tratta della canzone incisa al Gunter Hotel nella stanza di Robert Johnson. Ma le tredici tracce sono tutte stracolme di suoni che possono apparire già sentiti perchè appartengono a una tradizione, quella americana che ha creato i gusti musicali di mezzo mondo, ma che proprio nella loro familiarità trovano un valore aggiunto. Si va dall’hillibilly al tempo di valzer, il tutto imbevuto di folk alla Woodie Guthrie e blues del Delta, passando per il rock e il country. Le canzoni parlano di lavori perduti, di solitudine e di mal di vivere, il tutto visto attraverso lo sguardo disincantato di un rocker e di un uomo maturo. A proposito delle registrazioni Mellencamp ha dichiarato: “Volevo fare questo disco e farlo in questo modo. E se non posso fare come voglio, a questo punto della mia vita, non faccio proprio nulla”. Come le definisce il suo autore: “Sono canzoni vere suonate da veri musicisti, un insieme inaudito ai giorni nostri. Musica reale per gente reale”.

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