L’ultima volta che Bradley Manning ha camminato libero per il mondo, nessuna sapeva dell’esistenza di Wikileaks e del suo fondatore-rockstar del 2010 (titolo assegnatogli dalla rivista americana Rolling Stone), Julian Assange. Gli inquirenti del Pentagono sono quasi certi che dietro una grande fetta delle rivelazioni di Wikileaks (si parla di 92 mila documenti riservati) ci sia proprio Bradley Manning, che, da fine maggio, è detenuto nella base militare di Quantico (Virginia) in regime di stretto isolamento. Manning era stato arrestato e incriminato per violazione del codice militare per avere passato documenti riservati a Wikileaks. Gli inquirenti sono certi che sia stato Manning a fornire il filmato, diffuso ad aprile, all’organizzazione di Assange. Il video mostra l’incursione di un elicottero militare contro un gruppo guerriglieri armati in una strada di Baghdad. In seguito si comprese che si trattava di due dipendenti della agenzia di stampa Reuters, e non di ribelli, che imbracciavano una telecamera. La strage fece molto scalpore e la rivelazione delle responsabilità dei militari statunitensi testimoniata dal video fu un duro colpo all’immagine dell’esercito americano impegnato in Iraq. Bradley Manning aveva ammesso di avere fornito quel tipo di materiale a Wikileaks parlando con Adrian Leno, un ex-hacker molto famoso (arrestato nel 2003 per avere violato il sistema informatico del New York Times) al quale il soldato americano chiese consigli su come poteva usare i files riservati ai quali aveva accesso. In uno dei colloqui con Leno, Manning di essere stato lui a inviare i documenti (video incluso) al sito di Assange. Dopo l’arresto, il computer del ventiduenne militare venne passato al vaglio dagli investigatori che conclusero che Manning avesse scaricato illegalmente migliaia di documenti. Venerdì prossimo Bradley Manning compirà ventitré anni e, in vista dell’occasione, il suo avvocato, David Coombs, ha concesso un’intervista a un giornale locale, il Daily Beast’s Denver Nicks, nella quale racconta il regime carcerario al quale è sottoposto il suo assistito. Secondo le parole del suo legale, Manning ha trascorso oltre duecento giorni in isolamento totale che significa trascorrere ventitré ore al giorno in una cella minuscola arredata soltanto da un letto, un wc e un lavandino senza avere nessun contatto umano se si escludono le guardie. Manning viene svegliato alle cinque della mattina e può dormire solo dopo le 20. Se, nel corso della giornata si addormenta, o tenta di farlo, viene immediatamente richiamato dalle guardie. Il suo letto non ha né cuscino né lenzuola, per evitare che possa usarle per suicidarsi. Nella sua ora d’aria può soltanto camminare (gli è infatti vietato qualunque esercizio fisico) ed è ammanettato. In cella gli è consentito fare esercizi di stretching e praticare lo yoga. Manning ha inoltre diritto a un’ora di tv al giorno e può avere un libro e una rivista alla volta (ha sottoscritto un abbonamento al magazine Scientific American). Il giovane militare ha compilato una lista dei libri che vorrebbe leggere: Decision points di George W. Bush; Critica della ragione pura e Critica della ragione pratica di Immanuel Kant; Propaganda di Edward Bernays; Il gene egoista di Richard Dawkins; Storia del popolo americano di Howard Zinn; Arte della guerra di Sun Tzu; The good soldiers di David Finkel e Sulla guerra del generale Carl von Clausewitz. Manning, nella sua detenzione, non può parlare con nessuno con l’eccezione dello psicologo del carcere, le guardie e il suo avvocato e quando riceve una delle poche visite che gli sono consentite un vetro lo divide dal suo visitatore. Le ragioni di questo trattamento sono da ascriversi al codice militare che prevede questo tipo di carcerazione per coloro che potrebbero avere atteggiamenti auto-lesionisti. “Non ci sono prove che sia una minaccia per sé stesso – ha detto l’avvocato del soldato – e quindi non dovrebbe essere detenuto in queste condizioni con la scusa di difenderlo da sé. Il comando basa questo trattamento esclusivamente sulla gravità delle accuse mosse contro il mio cliente e sul suicidio di un capitano della Marina militare, detenuto nella base di Quantico, avvenuto nel febbraio scorso”. Nel 2011, Manning, originario del Maryland, comparirà davanti alla corte marziale militare per rispondere delle accuse che gli vengono mosse. Il giovane, che il suo legale descrive molto provato sia fisicamente che psicologicamente, rischia una condanna a venticinque anni di carcere ma l’opinione pubblica americana considera insufficiente questa eventuale pena in vista la gravità del suo tradimento.

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