Si è portati a pensare che una partita che si conclude ai calci di rigore, sia essa una finale dei campionati mondiali o un torneo della parrocchia, offra ai due team le stesse opportunità di vittoria o di sconfitta. In realtà, secondo uno studio della London School of Economics and Political Science chi va a calciare dal dischetto per primo acquisisce un vantaggio psicologico nei confronti degli avversari e di conseguenza non vi sarebbero, a partire dal momento della designazione di chi inizierà a tirare, i presupposti per considerarla una gara a pari opportunità. La ricerca inglese, pubblicata su American Economic Review e guidata dal professor Ignacio Palacios-Huerta, ha preso in esame 2820 calci di rigore battuti in partite valide per le principali competizioni calcistiche nazionali e internazionali disputate in un periodo che va dal 1970 al 2008. Le conclusioni indicano che nel 60 per cento dei casi chi ha dato inizio alla cosiddetta lotteria dei calci di rigore ha portato a casa la vittoria e che solo il 40 per cento dei successi è andato alla squadra i cui giocatori andavano sul dischetto per secondi. La designazione di chi inizia viene fatta con il classico metodo della monetina: i due capitani delle squadre scelgono una faccia della moneta che viene lanciata per aria dall’arbitro. Chi vince può scegliere se essere il primo o concedere questo onore all’avversario. Nel corso della medesima ricerca sono stati studiati i filmati di 20 lanci della moneta in altrettante partite e il risultato è stato che in tutti i casi tranne uno (Italia-Spagna ai campionati europei 2008 quando gli azzurri vinsero il lancio della moneta ma lasciarono che fossero gli spagnoli, vincitori finali del match, a battere per primi), il vincitore ha a scelto di calciare i penalty per primo e, alla fine, la sua squadra ha trionfato. “I canali televisivi tagliano il momento del lancio della moneta con spot commerciali – ha dichiarato il professor Palacios-Huerta – e in questo modo, secondo i dati in nostro possesso, oscurano quello che potrebbe essere il momento davvero decisivo”. Per ripristinare l’equità della competizione gli studiosi suggeriscono di impiegare un sistema simile al tie-break tennistico, nel corso del quale ogni giocatore ha diritto a due servizi, ma chi inizia a battere incomincia con uno soltanto. Applicando questo principio al calcio la conseguenza sarebbe, secondo gli scienziati inglesi, l’eliminazione di quella sensazione di “ritardo” che è alla base della maggiore pressione psicologica su chi, fin dall’inizio, è costretto a inseguire.

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