Inizia oggi a Cancun (Messico) la sedicesima Conferenza delle parti (Cop) della Convenzione Onu sul clima e la sesta Conferenza dei paesi che aderiscono al Protocollo di Kyoto (Cmp). In contemporanea gli scienziati del Programma Ambiente dell’Onu pubblicano, su un’edizione speciale di Philosophical Transactions of the Royal Society A, una serie di studi, avvertendo governi e opinione pubblica che anche in presenza di una forte volontà politica (peraltro tutta da dimostrare) e dell’Accordo di Copenhagen (che prevedeva per gli stati sottoscrittori una limitazione delle emissioni dannose) il mondo non riuscirà a contenere l’aumento di temperatura entro i 2 gradi (ideale soglia di “sicurezza” entro la quale i danni ambientali sarebbero contenuti) mentre è più ragionevole attendersi una crescita di 3/4 gradi entro il 2060. Ma che cosa significa, in termini pratici, un simile aumento delle temperature? La risposta è contenuta nelle carte pubblicate dal team internazionale di climatologi dell’Onu. Gli scienziati sostengono, infatti, che in quelle condizioni gli Oceani, scaldati, perderebbero la loro capacità di assorbire anidride carbonica amplificando il riscaldamento. Inoltre prevedono un’incidenza maggiore del calore sulla terraferma rispetto ai mari il che, a fronte di un aumento medio di 4 gradi, significherebbe aree terrestri con temperature che supererebbero la già preoccupante media dei 4 gradi. L’ambiente si troverà a oltrepassare soglie storiche come l’estate senza ghiaccio dell’Artico, la distruzione della maggior parte delle barriere coralline, lo scioglimento del permafrost, lo strato di ghiaccio perenne, con il conseguente aumento delle emissioni di gas-serra e il grave degrado della foresta amazzonica. Entro il 2100 il livello del mare potrebbe salire da cinquanta centimetri fina a due metri (anche se le maggiori probabilità vengono assegnate a una crescita di un metro) costringendo gli stati a difendere i propri insediamenti costieri con una spesa di 173 miliardi di dollari all’anno, costringendo le nazioni povere a dipendere inevitabilmente da quelle più ricche e avanzate nel campo della protezione dall’avanzata delle acque marine. Viceversa l’acqua dolce scarseggerà perchè all’aumento delle temperature si aggiungeranno il picco demografico mondiale e quello della richiesta di approvvigionamento di acqua e cibo. Infine, l’agricoltura scomparirà del tutto da intere zone dell’Africa.

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