Vita, senza articolo, è il titolo dell’autobiografia di Keith Richards che racconta l’esistenza del piratesco chitarrista dei Rolling Stones. Keith è ben più di un semplice chitarrista, è metà dell’anima luciferina del gruppo tanto quanto il suo sodale/nemico Mick Jagger. Proprio su di lui, e sulle dimensioni del suo pene, si sono scatenate le anticipazioni ma, leggendo il libro, si capisce come si tratti di un ennesimo fugace sberleffo al compare di sempre (che peraltro non ha esitato a definire Richards un tossico) e al politically correct. In Life si assiste alla genesi e allo sbocciare del talento di Keef (soprannome che solo i più intimi usano con lui), dall’innamoramento per la chitarra del nonno (che non lo invogliava a suonare e non gli lasciava toccare lo strumento, in principio) alla prima canzone imparata (Malaguena), la scuola, i bulli, l’Inghilterra del dopo guerra sullo sfondo, l’amicizia con Mick, di estrazione più borghese e la musica. Tanta musica, a partire dalla prima infatuazione per Heartbreak Hotel di Elvis Presley, ascoltata nella notte da un giovanissimo Keith su Radio Lussemburgo. L’attenzione, al limite della maniacalità, per il suono delle chitarre e un piccolo taccuino risalente ai tempi dell’adolescenza di Richards con annotati i 45 giri e gli LP da acquistare e le ragazze con le quali “intrattenersi”. Life spiega il fermento della Londra degli anni Sessanta visto con gli occhi di chi, in breve tempo, si è ritrovato a passare dallo stato di semplice ragazzo inglese a star mondiale. Keith Richards racconta di come Satisfaction, canzone che spalancò le porte del successo per gli Stones, gli venne in mente mentre stava dormendo e di come l’abbia registrata con solo una chitarra acustica e un registratore a cassette, scoprendo soltanto il mattino seguente di avere inciso il brano unitamente a quaranta minuti di silenzio interrotto soltanto dal suo russare. Ovviamente, viste le attitudini del personaggio, non potevano mancare le droghe, quasi tutte, i farmaci e l’alcol. Tutto ebbe inizio con gli acidi, poi fu il momento di marijuana, hashish e cocaina e, infine, l’eroina, in un continuo saliscendi tra la vita e la morte, con arresti, processi, cauzioni, giudici e avvocati, poliziotti e spacciatori, principi e duchesse a intrecciare le proprie vite con quello che veniva definito “uno dei dieci musicisti più prossimi alla morte” sulla scia di Jim Morrison e Jimi Hendrix. Ma in mezzo a tutte queste tempeste Keith impara a usare l’accordatura aperta di Sol, utilizzando solo cinque corde e partorisce canzoni a getto continuo con riff micidiali, stringe un’amicizia ad alto contenuto di stupefacenti con Gram Parsons, genio innovatore della musica country, si fidanza con Anita Pallenberg, ex di Brian Jones, che gli darà due figli (mentre dalla seconda moglie, Patti Hansen, avrà due femmine), suona, collabora, compone e riesce persino ad andare in tour. Keith, aldilà delle sue dissipazioni, è un maniaco del lavoro e della perfezione del suono; in sala d’incisione, costringe tutti a sessioni infinite nel corso delle quali è quasi sempre l’unico a non crollare (racconta di non avere dormito per nove giorni di fila). Ci sono gli amici: John Lennon, il sassofonista Bobby Keys, Gram Parsons (i migliori amici di sempre) Mick Jagger, Ronnie Wood e tanti altri, noti e sconosciuti. In Life si percepisce la delusione provata da Keith Richards nei confronti di Jagger, diventato col passare degli anni troppo interessato al jet-set e malato di egocentrismo al punto da far incazzare l’amico quando tentò di far partire una tournee come Mick Jagger e i Rolling Stones, cercando di relegare i suoi partner al ruolo di band di supporto. Nel 2003 Jagger è stato insignito del titolo di baronetto e Keith amaramente sottolinea come il Mick di un tempo avrebbe rifiutato un’onoreficenza da uno stato, l’Inghilterra, che li aveva costretti a fuggire per motivi fiscali e che li aveva perseguitati per la loro dedizione agli stupefacenti. Al tempo stesso, nonostante i giudizi severi, si sente l’affetto che lega i Glimmer Twins (soprannome del duo Jagger/Richards, del quale viene spiegata l’origine) e il legame che esiste tra i due. Si tratta di un libro infarcito di ricordi e testimonianze che svela piccoli retroscena della vita in tour (Richards e gli altri che deridono Jagger e le sue arie da primadonna chiamandolo Brenda) e le spettacolari possibilità di vita che si hanno quando si è una rockstar multimiliardaria. Traspare l’enorme amore per la musica dell’autore, vero e proprio animale musicale, in grado di suonare qualunque cosa con chiunque, dalla Giamaica a New York City. Viene fuori il Keith Richards che ti aspetti, a tratti rozzo, incivile, insensato ma, al tempo stesso, sublime creatore di musiche, amico fraterno e uomo con i piedi per terra. Tra colpi di pistola e buchi di eroina Richards (e Jagger) hanno fissato nelle loro composizioni (qui svelate nel loro modus generandi) i suoni di più generazioni, meritando ampiamente il titolo di più grande rock-band del mondo. Life è una possibilità di ascoltare il racconto di una vita normale sfociata in un’esistenza decisamente bizzarra e di cercare di seguire le vie della creatività di un uomo apparentemente destinato all’auto-distruzione, ma saldamente legato alla vita. Ladies and Gentlemen, Keith Richards.

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