Risposta: si potrebbe avviare una reazione chimica che distruggerebbe metà dello strato di ozono che avvolge il nostro pianeta. Nel peggiore degli scenari possibili un asteroide largo un chilometro creerebbe un buco nell’ozono che esporrebbe gli esseri umani a radiazioni solari ultraviolette non filtrate. A sostenerlo è una ricerca del Planetary Science Institute di Tucson (Arizona) dove grazie a una simulazione è stato possibile valutare gli effetti dell’ammarraggio di due distinti asteroidi, uno con un’ampiezza di un chilometro e l’altro di cinquecento metri. La caduta nell’Oceano Pacifico dell’asteroide più piccolo, in gennaio, causerebbe un danno “locale” (dove per locale si intende tutto l’Emisfero Settentrionale) mentre quello più grande determinerebbe una diminuzione mondiale della protezione anti- raggi Uva e a quel punto il buco non sarebbe più solo un buco. I risultati dell’esperimento, pubblicati sul giornale Earth and Planetary Science Letters, chiariscono le ragioni di un tale sconquasso: l’impatto dell’asteroide sparerebbe l’acqua di mare (sottoforma di vapore acqueo) centinaia di chilometri verso l’alto, nelle parti più alte dell’atmosfera. Alcuni elementi chimici, cloro e bromo i più temibili, separati dall’acqua in seguito alla vaporizzazione farebbero scempio dello strato di ozono. Secondo altri recenti studi ci sarebbero più di mille di quelli che vengono definiti near-Earth objects (oggetti vicini alla Terra e che quindi potrebbero cadere sul nostro pianeta) con una larghezza superiore o pari al chilometro. Infine un ultimo, nefasto, calcolo statistico prevede che un asteroide abbia il doppio delle possibilità di finire in mare rispetto a quelle di schiantarsi sulla terraferma per la ragione che il 70 per cento della Terra è ricoperto dall’acqua.

Annunci