Lo sostengono i curatori della Lista Rossa delle Specie a Rischio di Estinzione che hanno presentato la ricerca alla United Nations Convention on Biological Diversity a Nagoya (Giappone). Secondo i dati raccolti dagli scienziati la categoria più a rischio rimane quella degli anfibi con il 41 per cento delle specie minacciate di estinzione, mentre soltanto il 13 per cento degli uccelli è finito sulla Lista Rossa. Le maggiori perdite sono state riscontrate nel Sud-Est asiatico dove la distruzione di habitat naturali come le foreste sta crescendo a ritmi elevati a causa della necessità di nuove aree agricole. “La dorsale della biodiversità è stata erosa – sostiene l’eminente ecologo professor Edward O Wilson della Harvard University – e un piccolo passo verso la Lista Rossa rappresenta un enorme balzo verso l’estinzione”. Ma nello stesso studio, pubblicato su Science, viene sottolineato che gli sforzi conservazionisti stanno incominciando a dare i primi frutti. Le specie che hanno beneficiato dell’azione conservativa, vale a dire animali allevati in cattività e rimessi in seguito in libertà, sono il condor della California (Gymnogyps californianus) e il furetto dai piedi neri (Mustela nigripes) negli Usa e il cavallo di Prezwalski (Equus ferus przewalskii ) in Mongolia. Inoltre il divieto mondiale (purtoppo ancora aggirato da Islanda, Norvegia e Giappone) a commerciare carne di balena ha consentito un rapido incremento della popolazione di megattere (Megaptera novaeangliae) al punto da consentire a questa specie di uscire dalla Lista Rossa. Insomma la natura e la biodiversità rimangono in grave pericolo, ma quando i governi decidono di investire seriamente sulla tutela del patrimonio animale e vegetale i risultati non mancano. E se non è possibile fermare completamente le perdite in termini di biodiversità, è senz’altro fattibile cercare di proteggere le specie che corrono il maggior rischio di estinzione

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