Se qualcuno oggi avesse provato a connettersi a LimeWire alla ricerca di una canzone avrebbe trovato la porta del file-sharing inesorabilmente sbarrata. Infatti un giudice della Corte Distrettuale di New York ha ordinato a LimeWire di interrompere la distribuzione del proprio software di condivisione. Il giudice Kimba Wood ha quindi accolto la richiesta delle major, costringendo LimeWire a chiudere immediatamente ogni attività online. Il provvedimento della corte sostiene che LimeWire abbia “intenzionalmente incitato i propri utenti alla violazione dei diritti d’autore e abbia individuato la propria fetta di mercato negli orfani di Napster, noti violatori del copyright”. Il sito è chiuso e si può vedere solo un comunicato nel quale Limewire LLC annuncia: “di essere sottoposta a un ingiunzione da parte della Corte Distrettuale che impone di interrompere la distribuzione e l’utilizzo del software”. I vertici di LimeWire assicurano che la loro storia è tutt’altro che finita alla luce del fatto che, sebbene questo non li renda entusiasti, tenteranno di trovare un modo di collaborare con l’industria discografica. George Searle, Ceo di LimeWire, ha postato un suo messaggio sul sito aziendale nel quale commenta gli sviluppi legali della questione e traccia i disegni futuri della sua società. “L’ingiunzione viene applicata soltanto al prodotto LimeWire e la nostra azienda rimane in attività – ha scritto – Il nostro team di esperti informatici e fan musicali sta creando un servizio musicale completamente nuovo che vi riporterà al centro dell’ esperienza musicale digitale. Condivideremo ogni sviluppo e continueremo a guardare avanti per consegnarvi il nuovo servizio”. Nonostante lo stop imposto a LimeWire rimangono attivi il network Gnutella e il protocollo BitTorrent, ai quali si appoggiava e che ora possono essere raggiunti tramite altre applicazioni. Ma nessuno può dormire sonni tranquilli, infatti il giudice Wood ha chiamato in causa anche i “software simili” a LimeWire usati per infrangere i diritti d’autore, dunque la Record Industry Association of America (RIAA) potrebbe passare ad altri obiettivi denunciando magari popolari client BitTorrent come uTorrent e Vuze.
Il caso LimeWire era iniziato quattro anni fa con le querele portate avanti da Sony Music Entertainment, Virgin Records America Inc., Arista Records, Capitol Records e Warner Brothers Records. In questo modo Internet, e gli appassionati di musica, perdono l’erede designato del mitico Napster e lo sterminato, e soprattutto gratuito, archivio musicale che LimeWire metteva a disposizione di milioni di utenti sparsi per il mondo. Nel gennaio prossimo si terrà un nuovo processo nel corso del quale la corte dovrà stabilire il livello appropriato di danni subiti dall’industria musicale per i “miliardi e miliardi di download illegali veicolati dal sistema di LimeWire”.

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