Bibi Aisha aveva solo sedici anni quando venne costretta dal padre a sposare un talebano per saldare un debito. La sua vita coniugale, se così si può chiamare, era contraddistinta dalla frequente assenza del marito che, però, lasciava la giovane sotto la custodia dei propri familiari. Aisha veniva, come lei stessa ha detto, trattata come una schiava, picchiata, segregata e costretta a dormire in una stalla. Esasperata dalla situazione, la giovane tentò di fuggire, ma dopo essere stata riacciuffata subì il castigo infertole dal marito. Questi mozzò il naso e le orecchie della sventurata ragazza e la abbandonò, morente, sulle montagne del sud dell’Afghanistan. Aisha venne ritrovata e grazie all’associazione Women for Afghan Women fu trasferita a Kabul per essere curata. In seguito, per sottoporsi a un intervento di ricostruzione delle parti anatomiche che le erano state brutalmente asportate, la giovane, grazie all’interessamento della Grossman Burn Foundation, si è trasferita negli Stati Uniti. La rivista Time ha dedicato una copertina alla triste storia di Bibi Aisha con il titolo Ecco che cosa succede se lasciamo l’Afghanistan. La scorsa settimana la diciottenne afghana è stata insignita dell’Enduring Heart Award, un premio che la Grossman Burn Foundation dedica alle donne coraggiose vittime della barbarie umane. Alla cerimonia di premiazione, tenutasi a Los Angeles, Aisha ha ritirato il riconoscimento dalle mani di Pam Shriver, moglie del Governatore della California Arnold Schwarzenegger, con i lunghi capelli neri che le coprivano le orecchie, una protesi al naso e, soprattutto, un gran sorriso che nemmeno le atrocità subite hanno potuto spegnere.

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