E’ accaduto ieri all’aeroporto Schipol di Amsterdam, quando Burke, dopo un malore patito durante il volo da Los Angeles, è stato soccorso dal personale sanitario. La notizia è stata comunicata dalla famiglia sul sito thekingsolomonburke.com e le cause del decesso del popolare soul-man non sono ancora state rese note. Solomon Burke, nato a Filadelfia tra il 1936 e il 1940 (l’anno preciso della sua nascita, in un gioco tipicamente old-style, è sempre rimasto ammantato dall’incertezza), aveva iniziato la sua vita professionale come reverendo, nella sua città natale. Ben presto, però, la sua spiccata attitudine musicale lo portò a condurre uno show radiofonico di musica gospel e, infine, a sottoscrivere un contratto con la Atlantic Records. Ieri si stava recando nella capitale dei Paesi Bassi per suonare in un concerto con la band olandese De Dijk, con la quale stava registrando un disco. Non è stato una star come alcuni suoi coetanei (Sam Cooke e Otis Redding, in primis) ma la sua musica e il suo modo di cantare hanno riscosso l’approvazione di molte rockstar come, per esempio, Mick Jagger che ha cantato diverse canzoni del “Vescovo”. Sua è Everybody Needs Somebody to Love hit del 1964, rifatta dai Rolling Stones e da Wilson Pickett, e riesplosa nel 1980 grazie alla sua presenza nella colonna sonora del film The Blues Brothers. Solomon Burke, che negli ultimi anni preferiva il soprannome King al vecchio Bishop, ha avuto 21 figli, 90 nipoti e 19 pronipoti e quando gli veniva posta qualche domanda a proposito della sua numerosa famiglia rispondeva: “La mia lettura della Bibbia si è fermata al punto in cui si parla di andare a moltiplicarsi, non sono andato oltre”. La prima canzone che registrò fu Just Out of Reach (of My Two Open Arms), una country song con voce alla Elvis Presley, mentre un’altra composizione famosa è stata Cry to Me (1962), anche questa riportata in auge da un film, Dirty Dancing del 1987. Nel 2001 Burke viene ammesso nella Rock and Roll Hall of Fame e nel 2002 pubblica, ottenendo un Grammy Award nell’anno successivo, Don’t Give Up On Me, nel quale canta canzoni scritte appositamente per lui da celebri artisti come Bob Dylan, Tom Waits e Van Morrison. Nel corso della sua carriera Burke, seppure con alterne fortune, non ha mai smesso di incidere album e tenere concerti. Quello di ieri sera aveva fatto registrare il tutto esaurito, a testimonianza della trasversalità temporale della voce e della musica di Solomon Burke che è morto, come è riportato sul suo sito: “mentre stava diffondendo il suo messaggio d’amore nella maniera che più amava”.

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