Reem al Numeri è una quattordicenne yemenita che, a undici anni, fu costretta dal padre a sposare un suo cugino che aveva quasi il triplo dei suoi anni. La ragazza ha recentemente chiesto e ottenuto il divorzio dal marito, ma in conseguenza di questo viene trattata come un’emarginata e il mancato supporto del marito e del padre le impediscono persino di andare a scuola. Reem ha raccontato di avere disperatamente tentato di evitare il matrimonio ma di essere stata minacciata dal padre, armato di coltello, che l’avrebbe “tagliata in due” se non fosse entrata nell’ufficio del giudice a dire che era d’accordo a sposarsi. Ma questo è stato solo l’inizio dell’incubo della giovane yemenita: infatti, a nozze avvenute, le è stato imposto di dormire con il suo “sposo”. Per evitare le attenzioni del marito, ogni notte, la ragazza si chiudeva a chiave nella camera da letto. Ma il cugino ha trovato il modo di entrare e l’ha violentata. “I miei familiari- racconta Reem – non mi hanno comprato un vestito da sposa fino a che non sono stati sicuri che io avessi avuto rapporti sessuali con quell’uomo. Non volevano sprecare il loro denaro. Solo quando ne hanno avuto la certezza me ne hanno comperato uno e hanno organizzato il ricevimento, dopo il quale ho bruciato il vestito e tentato di suicidarmi, tagliandomi le vene”. Purtoppo quello di Reem non è un caso isolato nello Yemen, dove il fenomeno delle spose-bambine si mantiene a livelli decisamente preoccupanti. Emblematica è la storia di un’altra giovanissima, Nujood Ali, che nel 2008, a dieci anni, si presentò in un tribunale chiedendo, a due mesi dal matrimonio, il divorzio. La piccola veniva sistematicamente violentata dal marito e picchiata dai parenti acquisiti. Nujood venne difesa dall’avvocatessa Shada Nasser (una dei legali più noti in Yemen, nel campo dei diritti dell’infanzia) che è stata anche il difensore di Reem al Numeri. L’avvocatessa ricorda : “Le leggi yemenite consentono di sposare ragazze di qualunque età, ma proibiscono il sesso fino al momento, indefinito, nel quale sono “idonee a sostenere rapporti sessuali”. Shada Nasser spera che siano le ragazze della generazione di Reem e Nujood a contribuire alla creazione di un nuovo Yemen, libero dai baby-matrimoni: “Chi può costruire il nuovo Yemen? – chiede – Io? No, sono tutte quelle ragazzine che possono farlo. Ma tutte loro hanno bisogno di una buona legge, una legge familiare. Ho personalmente chiesto alle autorità religiose di avere pietà di queste sfortunate ragazze”. Nel 2009 il Parlamento dello Yemen aveva emanato un decreto che fissava l’età minima per il matrimonio a diciassette anni. Ma i deputati conservatori hanno sollevato l’obiezione che la misura violasse la Sharia, la legge islamica, che non determina un’età minima. A causa della contestazione il decreto non è mai stato tramutato in legge. La descrizione migliore dei danni subiti dalle giovanissime spose dello Yemen la fornisce Amal Albasha, un’attivista che con la sua organizzazione Sisters Arab Forum si oppone ai matrimoni, che sostiene che nulla cambierà fino a che gli yemeniti non si renderanno conto dell’orrore vissuto dalle spose bambine: “Un paio di giorni fa, una bambina di 9 anni si è sposata a Taiz. Pensate al dolore e alla paura – aggiunge Albasha- Immaginate una bambina di nove anni chiusa in una stanza con un uomo di cinquanta. Quell’esperienza la segnerà fino alla fine dei suoi giorni”.

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