La scorsa settimana si è tenuto a Mosca il forum “The Arctic: Territory and dialogue” nel corso del quale, secondo Sergei Shoigu, presidente della Russian Geographical Society (RGS) e Ministro delle Emergenze russo: ” é stato presentato alla comunità mondiale quello che, secondo gli scienziati russi, sarà il futuro dell’Artico“. Il territorio polare nasconde, sotto la sua coltre ghiacciata, immensi giacimenti petroliferi e di gas secondo lo U.S. Geological Survey del 2010. Da lungo tempo la Russia ha manifestato il proprio interesse per le terre, e i mari, del grande Nord. Nel 2007, con un tipico approccio da Unione Sovietica, la Marina Militare hanno piantato una bandiera russsa nelle acque sottostanti il Polo Nord. Nel corso del forum è stata inoltre annunciata la pubblicazione di un atlante artico che comprenderà anche le coordinate delle zone potenzialmente pericolose in modo da segnalarle alle aziende che operano nell’area. La Russia detiene, oltre alla maggiore porzione di territorio e il maggior numero di abitanti che popolano l’Artico (circa la metà), le città più popolose del Circolo polare. Gli altri Stati che si contendono il controllo della parte più settentrionale del mondo sono: Canada, Usa, Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia. Allo stato attuale, secondo le disposizioni della Convention on the Law of the Sea dell’Onu, gli otto Stati hanno giurisdizione fino a 12 miglia nautiche dalle rispettive coste. Non sono rari gli scontri come quello che ha visto contrapporsi, poco tempo fa, Canada e Russia; l’oggetto del contendere era la catena montuosa sottomarina del Lomonosov Ridge, nell’Oceano Artico. Una commissione apposita sarà chiamata a decidere a quale delle due nazioni “intestare” le montagne sotto il mare. Ma, oltre che per i suoi giacimenti, il Circolo Polare artico riveste una grande importanza dal punto di vista della raccolta di dati sul clima e su i suoi cambiamenti. A metà settembre, lo U.S. National Ice and Snow Data Center della University of Colorado, ha comunicato che quest’anno l’Oceano Artico ha fatto registrare uno dei tre livelli delle acque più bassi mai rilevati e che, anticipando i tempi previsti, tra venti o trent’anni ci saranno estati polari completamente “senza ghiaccio”. Secondo Greenpeace il Forum russo, al quale sono convenuti esperti di tutto il mondo, è stato solo uno dei tanti tentativi russi di impadronirsi di un’area molto preziosa, ignorando che sarebbe necessario diminuire i consumi di petrolio e gas anzichè ricercarne nuovi giacimenti.

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