Un team composto da ricercatori elvetici e tedeschi ha messo a punto un nuovo apparecchio radiografico in grado di rilevare variazioni strutturali di 100 nanometri (un nanometro è la miliardesima parte di un metro). Si tratta di un’evoluzione del sistema tradizionale (basato sulla capacità di assorbimento dei raggi X da parte dei materiali esaminati, organici e non) che concentra l’attenzione su come i raggi vengano deviati o rifratti nel loro passaggio attraverso sostanze diverse. Questo tipo di contrasto dà risultati molto più chiari e dettagliati. Una volta ottenuti i dati radiografici, questi vengono inseriti in un software che, rileggendo le scansioni, ricostruisce in 3D il soggetto scannerizzato. “E’ come ricostruire una tazza rotta riavvolgendo un filmato” ha dichiarato il professor Henry Chapman dell’Università di Amburgo, che ha supervisionato lo studio. Il prototipo è stato testato nei laboratori della Swiss Light Source su un frammento di femore di topo più sottile di un capello umano. L’apparecchio radiografico di nuova generazione non può essere usato su esseri viventi a causa della potenza delle radiazioni che emette, ma potrebbe trovare applicazioni, per esempio, in studi pre clinici volti ad accertare l’insorgere dell’osteoporosi, consentendo di osservare ciò che avviene all’interno delle cellule ossee nella fase iniziale della malattia.

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