Consigliato a chi è innamorato. Ma anche a chi vive una relazione talvolta in salita e non sa più vederne gli aspetti unici. Io e Annie è una commedia deliziosa e delicata che vale la pena ciclicamente di rivedere, anche per riflettere sull’irrazionalità dei legami sentimentali e sulle diversità di genere, sul peso dell’infanzia nel futuro adulto e sul ruolo del tempo nelle storie d’amore. Il film inizia con Woody Allen impegnato a raccogliere i cocci di un rapporto importante e ormai conclusosi. Con amarezza e lucidità.
Lui è Alvy Singer (Woody Allen), comico, intellettuale, ebreo, psicanalizzato, tormentato, simpatico, ironico.
Lei è Annie Hall (Diane Keaton), cantante dilettante, insicura, bella, elegante, dolce, ingenua, nevrotica, ancora alla ricerca di un’identità, di un ruolo e di una passione.
Si incontrano durante una partita di tennis, amici di amici. Lei gli offre un passaggio in macchina e lo seduce con la sua guida pazza (“sei la persona che guida peggio dell’America, dell’Europa, di dovunque…”, “Hai fatto scuola guida sui carri-armati?”), con la sua intraprendenza e disponibilità, dimostrandosi sempre libera e desiderosa di conoscerlo (“Cos’hai un principio di lebbra che sei sempre libera?”), con il suo modo di vestirsi e con un bicchiere di vino.
Lui la conquista con il senso dell’umorismo, con la cultura e la voglia di farla crescere, con la sua sicurezza (celata da un’autocommiserazione) e il suo animo crepuscolare (“la vita è divisa in orribile e miserrima, se sei fortunato è miserrima”). Stanno insieme, si innamorano, si conoscono, si prendono in giro e poi arriva il deterioramento, la voglia di lei di andare oltre, la depressione di lui, l’allontanamento. Ma Io e Annie è una commedia romantica nevrotica e anche quando l’amore finisce non finisce del tutto. Forse è proprio quando lei inizia ad avere fiducia nelle proprie doti canore e in sé stessa e lui capisce che deve lasciarla andare che l’unicità del loro rapporto emerge con prepotenza. Prima scherzavano e andavano al cinema, facevano l’amore e passeggiate romantiche, ma soprattutto vivevano una quotidianità che credevano normale e che invece più tardi, ormai troppo tardi, si rivela straordinaria. Emblematica la scena degli astici: dovevano cucinarli vivi, lui e Annie, e Alvy era terrorizzato. Lei lo provocava, inseguendolo con un astice, lui rideva. In futuro Alvy si ritrovò nuovamente alle prese con una cena di astici in dolce compagnia. Ma niente fu più come prima. Nessuno rideva più, volti femminili si succedevano in quella cucina con sguardi perplessi (quando non disgustati) alla vista di Alvy e dei suoi astici. Si mancano Alvy e Annie, anche quando la morte del loro rapporto è ormai celebrata. Si mancano quando lei trova un orrendo e peloso ragno nel bagno e lo chiama nel cuore della notte, disturbandolo (ma nemmeno troppo) nel corso in uno dei suoi tentativi di dimenticarla, e lui corre, senza se e senza ma, per poi scoprire che era una cavolata e che lei era stata a un concerto rock, senza di lui, con un altro.
Galeotta nella fine dell’amore fu proprio la cultura, quella stessa cultura superiore che lui la incoraggia tanto a ottenere, fatta di corsi all’università, di libri sulla morte (e non solo sui gatti) e di psicanalisi. Lei cresce, si migliora, e poi vuole esplorare il mondo. Ma quando al loro ultimo incontro (in un bar dominato da un ombrellone con la scritta addio) lei arriva con un vestitino bianco anni settanta e una sciarpa casual-noglobal-ante litteram sembra bellissima, più sicura e più realizzata. Ma meno felice.
Forse sono destinati a mancarsi per sempre Alvy e Annie, anche se la vita va avanti. Per tutti e due.
E’ un film comico e divertente, ma anche molto amaro. Ad Alvy infine va la consolazione di inserire la propria storia sentimentale nel testo di una pièce teatrale, dove si prende la rivincita di farla durare per sempre, con lei che dice a lui: “Aspetta, io vengo con te. Mi fai impazzire”. Io e Annie nel 2000 è stato inserito al quarto posto della classifica delle migliori cento commedie statunitensi e al trentunesimo posto della classifica dei cento miglior film dall’American Film Institute. Nel film Allen utilizza variegate tecniche cinematografiche, dallo split screen ai sottotitoli che svelano agli spettatori i pensieri dei personaggi (ben diversi da ciò che stanno dicendo ad alta voce). Inoltre, qui per la prima volta Allen fa parlare i personaggi fuori campo, espediente che utilizzerà spesso nei suoi successivi film.
La morale della pellicola è nel finale, azzeccatissimo e illuminante: la metafora del fratello pazzo e delle sue uova spiega le storie d’amore e i loro segreti: un paziente dice al suo analista: “Mio fratello è pazzo, pensa di essere una gallina”. E l’analista: “Lo faccia internare”. E il paziente: “E poi a me chi me le fa le uova?”.
Perché le relazioni amorose sono quanto di più irrazionale e pazzo e assurdo esista. “Le storie d’amore esistono per questo – conclude Alvy – perchè la maggior parte di noi ha bisogno di uova”. Parola di Alvy Singer di Brooklyn, figlio di un giostraio e di una mamma castrante, ebreo e decisamente geniale, fin dai tempi in cui, piccolissimo e affetto da iperattività immaginativa, era in ansia perché “l’universo è in espansione e prima o poi esploderà…”.

Titolo originale Annie Hall
Paese Stati Uniti d’America

Anno 1977

Durata 89 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia romantica
Regia Woody Allen

Soggetto Woody Allen, Marshall Brickman

Sceneggiatura Woody Allen, Marshall Brickman

Produttore Charles H. Joffe, Jack Rollins

Fotografia Gordon Willis

Montaggio Wendy Greene Bricmont, Ralph Rosenblum

Scenografia Mel Bourne

Interpreti e personaggi

• Woody Allen: Alvy Singer
• Diane Keaton: Annie Hall
• Tony Roberts: Rob
• Carol Kane: Allison Portchnik
• Paul Simon: Tony Lacey
• Shelley Duvall: Pam
• Janet Margolin: Robin
• Colleen Dewhurst: Mrs. Hall
• Christopher Walken: Duane Hall
• Donald Symington: Mr. Hall
• Helen Ludlam: Grammy Hall
• Mordecai Lawner: Mr. Singer
• Joan Neuman: Mrs. Singer
• Jonathan Munk: Alvy Singer a 9 anni
• Ruth Volner: zia di Alvy
• Martin Rosenblatt: zio di Alvy
• Hy Anzell: Joey Nichols
• Rashel Novikoff: zia Tessie

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