New York, 11 settembre 2001: Gary Box, un pompiere trentacinquenne, si trova con i suoi compagni di lavoro all’interno del Brooklyn Battery Tunnel in direzione delle Twin Towers. I camion dei "Fireworkers" newyorkesi sono numerosi in quel momento, ma una macchina con le gomme a terra causa un improvviso intasamento all’interno della galleria. Alcuni dei pompieri scendono e, di corsa, si dirigono verso le Torri Gemelle. Questa è l'ultima informazione certa su Gary Box, morto quel giorno e il cui corpo non è mai stato ritrovato, lasciando sulla sua scomparsa un alone misterioso. Otto anni dopo, la sorella di Gary, Christine, era in visita al Tribute Center, nella zona del World Trade Center, dove tutti i caduti sono commemorati con foto e nomi alle pareti. Un addetto le si avvicinò per chiederle se stava cercando qualcuno in particolare e, quando la ragazza nominò il fratello, l’uomo la condusse a vedere la fotografia di un pompiere, contrassegnata col nome Gary, scattata proprio nel Brooklyn Battery Tunnel. Ma non era il fratello di Christine, bensì un suo compagno di squadra, Brian Bilcher, anche lui deceduto quel giorno. La notizia della foto, però, accende la speranza nel cuore di Judson Box, padre di Gary e Christine, che da qualche parte possa trovarsene una che ritragga suo figlio. L’uomo avvia ricerche approfondite negli archivi fotografici del “National 9/11 Museum” e del sito dedicato al ricordo delle vittime dell’attacco terroristico (dove chiunque può scaricare delle foto che riguardino quel giorno). Il signor Box continua nelle sue investigazioni fino a notte inoltrata finché, esausto, crolla e si addormenta. Il mattino dopo, mentre Judson sta facendo colazione, sua moglie lo chiama in salotto. Gli mostra una foto: e’ Gary, immortalato nel Brooklyn Battery Tunnel, poco prima di perdere la vita. ”
Emozionalmente, ero fuori controllo – ricorda il padre del pompiere – Ringrazio il Signore che mi ha dato la felicità di poter vedere mio figlio”. In cerca di altre risposte sulla morte di Gary, Judson Box ha contattato il “National 9/11 Museum” per ottenere il nome della persona che aveva scattato la foto. Diversi mesi dopo, Box ha ricevuto una mail con la risposta al suo quesito: si trattava di un uomo d’affari danese, Erik Troelson, bloccato nel tunnel mentre si stava recando a un incontro di lavoro al World Trade Center. Troelson, entrato nella galleria poco prima che il primo aereo si schiantasse, quindi ignaro di quello che stava accadendo, racconta: “All’improvviso la ragazza nell’auto davanti alla mia è scoppiata a piangere. Abbiamo acceso la radio e seguito quello che stava accadendo. Il tunnel si è riempito di mezzi dei pompieri ma alcuni di quelli più grandi sono rimasti imbottigliati nel traffico. I ragazzi sono scesi e, a passo svelto, sono andati verso l’uscita. Gary Box era tra loro”. Per mesi Troelson e Box hanno intrattenuto una fitta corrispondenza elettronica nel tentativo di ricostruire il maggior numero di dettagli di quegli attimi cruciali. Martedì scorso, con il patrocinio del “National 9/11 Museum” e della “Memorial foundation “, i due uomini si sono potuti vedere di persona, a New York. Al momento dell’incontro entrambi si sono commossi e Judson Box ha espresso tutta la sua gratitudine con calore: ” Penso di avergli detto trecento volte grazie e Dio ti benedica e credo di avergli anche detto che lo amo e io non lo dico a nessuno”. L’uomo ha anche raccontato che, a distanza di nove anni, il suo dolore è sempre grande e che, non disponendo dei mezzi per fare una generosa donazione al “National 9/11 Museum”, si impegnerà nel promuovere la giusta causa portata avanti dal museo, raccontando la sua storia. “Nel nostro Paese abbiamo bisogno di posti come questo- conclude Judson Box, riferendosi al museo – perchè la gente tende a dimenticare. Auguro a chiunque di poter avere quello che ho avuto io”.

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